Mi piego ma non mi spezzo!

Hai presente l’espressione latina frangar, non flectar ( mi spezzerò, ma non mi piegherò) ? Be’ per me l’obiettivo è flectar, non frangar!

Diventare malleabile, adattabile alle diverse circostanze e alle diverse esigenze del mio corpo e della mia mente.

Fino ad un certo momento della mia vita ho creduto che essere tutta d’un pezzo, dovesse essere il mio obiettivo primario, anche nella pole. Ho lavorato tantissimo sulla compattezza, concentrando tutte le mie energie nel mio core. Pensavo tantissimo a contrarre e i miei muscoli, come se volessi trattenere in me un impetuoso flusso energetico.

Ombelico in dentro, glutei di marmo e scapole attive: questo tris è diventato il mio mantra, le parole che pronuncia costantemente la mia vocina-guida quando mi alleno.

No, non sto per dirti che siano sciocchezze e che adesso mi alleno senza pensare ad “attivare” il mio corpo.

C’è però una dimensione che ho riscoperto da poco e che si incastra perfettamente, completandola, con questa energia di contenimento e concentrazione energetica che spesso chiamiamo forza: la flessibilità.

Essere flessibile significa cercare di uscire dalla propria piccola zona di comfort. Il nostro corpo è stato abituato, per anni, a compiere determinati movimenti con una certa ampiezza. Quell’ampiezza è diventata così quella che ci consente di ottenere il risultato desiderato, un certo movimento, poniamo, con il minor dispendio di energie (e di fatica!) possibile. Dimentichiamo però che le nostre capacità vanno ben oltre l’abitudine!

La prima tappa del mio viaggio verso la flessibilità è stata proprio questa: la presa di coscienza delle mie abitudini di movimento. Guardando le mie foto in Jade o in Butterfly, negli anni, le mie gambe sembravano disegnare nell’aria esattamente la stessa forma! Lo stesso angolo, sempre un po’ troppo acuto!

Il mio corpo aveva memorizzato una posizione “comoda” (si fa per dire, eheh!) e l’ha ripetuta per anni!

Finchè non ho provato, gradualmente, passo dopo passo, a chiedere al mio corpo qualcosa in più. Anche pochi millimetri di un movimento ben noto, ma anche un movimento nuovo, una rotazione più ampia, un’estensione più accentuata.

La mia zona di comfort diventava sempre più ampia! E sai qual è la cosa più bella?

Che in quel nuovo spazio che avevo costruito, in quei millimetri in più in cui il mio corpo riusciva ad estendersi, c’era posto per esprimere al meglio anche la mia “forza”, il mio “punto di forza” di sempre!

Ti faccio un esempio: la leva delle tue braccia si attiverà diversamente ( e molto più intensamente) in base a quanto le tue gambe sapranno estendersi nello spazio. Provare per credere!

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