Strip down, rise up: ecco cosa ne penso

Diciamoci la verità, quanto è emozionante per noi poler sapere che è uscito un film interamente dedicato a noi?

Non ricordo che giorno della settimana fosse, ma anche con un po’ di faccende da sbrigare mi sono catapultata su Netflix. Dovevo prendermi un attimo per me e godermi lo spettacolo. E dopo un po’ di tempo, con un po’ di ritardo ho pensato di scrivervi cosa ne penso….

“Strip down, rise up” è l’intreccio delle storie di alcune donne che partecipano ad un programma introduttivo alla pole dance, della durata di sei mesi, che si svolge in una suggestiva palestra californiana.

Non immaginate però riprese che indugiano su estenuanti classi di tecnica, su corpi iper-atletici e principianti prodigiose.

Ok, non resisto…Vi svelo già chi è per me il vero protagonista del film: il cuore delle donne. Quello che ad alcune è stato strappato da esperienze dolorose come una violenza o infranto da relazioni sofferte e disagi della psiche.

Il percorso nella pole compiuto dalle donne è in realtà un viaggio dentro di sé, grazie al metodo dell’insegnante Sheila Kelley, che propone una profonda esplorazione del corpo e del movimento, mostrando come in ogni passo, in ogni fibra del corpo che danza sia condensata in realtà tutta la nostra storia.

Mi sono venuti in mente tantissimi ricordi, di momenti di lavoro e di esplorazione profonda che ho vissuto con grandissime artiste. Ho ripensato ad un workshop con Marion Crampe…Ricordo come fosse inizialmente imbarazzante lasciarmi andare, danzare senza pensare a come potesse sembrare il mio corpo “visto dal pubblico”!

Devo dirvi però che quel momento in cui riesci a sospendere ogni giudizio sul tuo corpo e su ciò che senti è davvero un momento speciale: ti senti davvero libera.

Insomma, “Strip down, rise up” mi ha fatto riassaporare quella libertà, la sensazione di essermi riappropriata di me stessa e di vivere il mio corpo con gratitudine, perché in fondo è grazie a lui che posso salire sul palo, creare forme e donare emozioni.

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